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I minibond per finanziare la tua azienda

SMARTECHT, grazie ad accordi con partner tecnici ed investitori, progetta operazioni finanziarie con emissione di titoli di debito (MINIBOND) a favore delle piccole e medie imprese.

Noi di Smartecht siamo da sempre decisi sostenitori della disintermediazione e diversificazione sia delle fonti di finanziamento che delle garanzie commerciali. In maniera molto più convinta nel periodo successivo all’emergenza sanitaria in corso. Nella fase di economic recovery lo scenario economico italiano presenterà grandi sfide per le piccole e medie imprese che intendono sviluppare le proprie attività e che, dunque, hanno bisogno di nuovi capitali. Anche le imprese Italiane medie e piccole, che oggi hanno (per il 90%) come unico interlocutore il sistema bancario, possono rivolgersi direttamente al mercato dei capitali ed emettere strumenti alternativi di finanziamento come i MINI-BOND.

Molto spesso le piccole e medie imprese riscontrano serie difficoltà (spesso in maniera incolpevole) a finanziarsi dal sistema bancario. Il problema è infatti così diffuso che anche le aziende che vedono spiragli di crescita e di sviluppo si scontrano con limiti stringenti e procedure ingessate. Questo spesso a causa di problemi accumulati nel tempo dalle banche, che non riescono più a svolgere la propria funzione primaria sul territorio poichè alle prese con una fase di crisi che non riescono a superare ancora del tutto.

I minibond per la piccola impresa

I minibond sono titoli di debito emessi da piccole e medie imprese e sottoscritti da investitori professionali e qualificati. Possono essere emessi da Società per azioni, Società a responsabilità limitata e da Società Coperative e mutue assicuratrici. In termini dimensionali possono emettere minibond sia le piccole imprese (meno di 50 dipendenti e stato patrimoniale o fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro) che le medie imprese (meno di 250 dipendenti e fatturato annuo sotto i 50 milioni di euro o attivo dello stato patrimoniale inferiore ai 43 milioni di euro). Non possono emettere invece minibond le società bancarie, le SIM o le SGR e comunque le società che fanno parte di un gruppo bancario soggetto alla vigilanza di Banca d’Italia o le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato annuo o bilancio sotto i 2 milioni di euro. I consistenti vantaggi fiscali sono tra i principali motivi per cui una PMI decide di ricorrere a questa forma di finanziamento

I PRINCIPALI VANTAGGI:

Diversificazione delle fonti di finanziamento. La diversificazione/rimodulazione delle fonti di finanziamento (tra breve e medio termine) comporta un incremento dello standing creditizio spesso accompagnato da un abbassamento del costo del debito per l’azienda.

Deducibilità degli interessi passivi e dei costi. Gli interessi passivi pagati dall’azienda sono deducibili come i normali interessi bancari. Tutti i costi sostenuti dall’azienda per emettere il minibond (advisory, legali, quotazione e altri) sono interamente deducibili nell’esercizio in cui sono stati sostenuti.

Offre visibilità. È un processo che dà grande  visibilità  all’emittente,  basti  pensare  alla  quotazione  su Extramot Pro del minibond, ai comunicati stampa, roadshow e molto altro.

Fa conoscere la realtà imprenditoriale agli investitori istituzionali. Questa operazione permette all’azienda di farsi conoscere dagli investitori istituzionali con conseguenti evidenti vantaggi per le eventuali successive operazioni (private equity, IPO ecc)

Migliora la pianificazione finanziaria. Emettere un minibond significa poter pianificare con serenità il proprio futuro; l’azienda che emette un minibond sa con certezza e senza sorprese quanto e quando spende

Garanzie non sempre necessarie. Più dell’80% delle emissioni attuali non prevedono alcun collateral (ad esempio una garanzia). 

Non va ad appesantire la Centrale Rischi. Infatti non rientrando nelle forme di finanziamento erogate dal sistema bancario che vengono rilevate in CE.RI.

L’impresa può ridurre le uscite di cassa. Quando l’emissione è di tipo bullet, durante la vita del prestito vengono corrisposti all’investitore esclusivamente gli interessi sul finanziamento (tramite i flussi cedolari), in modo da poter aspettare che gli investimenti effettuati producano i ritorni desiderati.

Aumenta la durata media del prestito. Il minibond può rendere il bilancio più coerente con la scadenza media degli attivi.

PER GLI EMITTENTI:

Le aziende emittenti possono dedurre gli interessi passivi collegati al finanziamento nel limite del 30% del proprio risultato operativo lordo nel caso in cui i minibond siano quotati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione europei o in “white list” (che scambiano informazioni fiscali con l’Italia) oppure nel caso in cui siano detenuti da investitori professionali che non controllino direttamente o indirettamente (escluse anche fiduciarie e interposta persona) più del 2% del capitale o del patrimonio dell’emittente. L’emissione di obbligazioni è storicamente nota alle imprese quotate, ma la crisi, la restrizione del credito bancario e l’opportunità di fornire alle PMI italiane canali alternativi di finanziamento hanno spinto il legislatore italiano ad allargare la platea dei possibili emittenti di titoli di debito alle società minori

PER I SOTTOSCRITTORI: 

Sempre nell’intento di un incentivo all’impiego di queste forme alternative di finanziamento delle imprese sono previsti vantaggi anche per i sottoscrittori degli stessi minibond. In particolare con il Decreto Crescita e il Decreto Competitività per i minibond quotati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione di Paesi UE o in “white list”e per quelli non quotati ma detenuti da investitori qualificati prevede l’esenzione del regime di ritenuta d’acconto del 26% alla fonte su interessi e altri proventi. Si tratta di un vantaggio non da poco per fondi pensione, banche e compagnia assicurative. L’investimento in minibond è stato inoltre aperto nel tempo agli Special Purpose Vehicle (SPV), ossia le società veicolo specializzate nelle cartolarizzazioni che dunque possono coinvolgere anche questi titoli di debito.

E’ stato infine previsto che banche, intermediari finanziari e gestori, a fronte di singole operazioni di sottoscrizioni di minibond o su portafogli di minibond, possano chiedere al Fondo Centrale di garanzia delle garanzie, appunto, fino al 50% del valore nominale del minibond sottoscritto (se  sia prevista per le stesse un rimborso a rate basato su un piano di ammortamento) o fino al 30% nel caso di minibond bullet (ossia con rimborso unico a scadenza). Chiaramente per attrarre gli investitori professionali e convincerli a investire nel debito di una PMI non quotata servono diversi requisiti non strettamente regolamentari. In genere fra questi si annoverano un fatturato di almeno 5 milioni di euro in crescita negli ultimi 3 anni almeno, un management competente e affidabile, un ebitda che raggiunga almeno il 10% del fatturato, un rapporto PFN/Ebitda sotto 4x e possibilmente un rating pubblico (con merito di credito a investment grade) emesso da un’agenzia. La quotazione dei minibond non è strettamente obbligatoria, ma diversi fattori la rendono in molti casi consigliabile. Nel febbraio del 2013 è nato il mercato ExtraMOT PRO di Borsa Italiana finalizzato proprio a canali alternativi ai prestiti bancari come i project bond, le cambiali finanziarie, le ABS (asset backed securities), gli strumenti partecipativi e le obbligazioni: si tratta del listino al quale sono idealmente rivolti i minibond. ExtraMOT PRO non è a rigore un mercato regolamentato ma un sistema multilaterale di negoziazione dedicato agli investitori professionali, i soli che possono investire in minibond. (fonte: Banca d’Italia)